Sfogo nordista contro la ditta B&B. Vent’anni di illusioni (e tasse)

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Da oltre venti anni la Lega e/o Berlusconi, fra ondate di piena e basse maree, segnano l’unica proposta politica concreta della Lombardia e anche del governo “nazionale”. Un giorno gli storici ci spiegheranno, sine ira, come secondo Tacito dovrebbero fare, che cosa hanno rappresentato queste costellazioni politiche e come abbiano potuto i nostri concittadini affidarsi ciecamente alla banda B&B (son certo che la pochezza degli avversari sarà la chiave di lettura privilegiata). Ma il tempo è quello presente e anche se la professione di chi scrive è quella, lo sfogo mi sembra del tutto legittimo, sia come “genere letterario”, sia nello specifico.

Le compagini politiche che hanno guidato l’inabissamento delle speranze di quella che era fra leregioni più prospere e produttive del mondo non nascono dal nulla, ma si sono nutrite del crollo di un regime postulato come immutabile. La Lega ne è stata protagonista assoluta (chi finge di non ricordare che a Milano era già il primo partito quando nacque Mani Pulite non ha capito nulla), mentre Berlusconi ne ha cavalcato l’onda finale su suggerimento diretto di un grande protagonista di quel sistema politico, Bettino Craxi. Quel regime nasceva su di un solo assunto: non avrete altro governo al di fuori della Dc. La Democrazia cristiana, che di democratico aveva qualcosa, ma di cristiano proprio nulla, era il ricettacolo di ogni idea politica mai comparsa nella storia, con una netta prevalenza per quelle peggiori. Ma dato che gli abitanti delle aree italiche (e segnatamente quelli della Repubblica comunista della dorsale appenninica) decisero di votare costantemente e massicciamente per un’opposizione impossibile essi consegnarono tutto il governo a un partito impresentabile. Fra una fine orrenda e un orrore senza fine gli italiani preferiscono, ieri come oggi, la seconda soluzione. Non è stata la DC a salvarci dai comunisti, ma sono stati questi ultimi a consegnarci nelle mani dei dorotei e dei morotei, in breve, del recentemente scomparso statista, che otteneva una valanga di voti in Ciociaria, Giulio Andreotti (l’esaltazione centrodestrista di questi giorni della sua figura è assai significativa).

Lega e Berlusconi hanno ereditato per intero la sicumera politica di un partito che era tutto il governo che si potesse immaginare. Se non esiste idea sulla politica che un qualche democristiano non abbia cercato di cavalcare, lo stesso si può dire della coalizione Berlusconi/Lega. Presentatasi nel 1994 come aggregazione che avrebbe liberato la società dalle soffocanti spire dello Stato stritolatore e parassita, la banda B&B, fra rotture, ribaltoni, canottiere e bunga bunga, ha superato in quanto a statalismo dolce, estremo, moderato, qualunque sogno degli eredi di Togliatti. I quali oggi si son scoperti derubati di ogni proposta politica (e come fanno i tassatori di professione a dir qualcosa “di sinistra” nel Paese con la più alta pressione fiscale del mondo?) tanto da non essere riusciti a smacchiare nemmeno se stessi. La piena statizzazione dell’economia del Paese non è stata raggiunta per via di nazionalizzazione – troppo complicate al giorno d’oggi – ma grazie ad un antico strumento di tortura. Consumatori, produttori, lavoratori sono stati frantumati dall’obbligo politico per eccellenza: quello fiscale. Non è un caso se la figura centrale di questi anni è stata quella di un tributarista valtellinese, oggi non proprio in auge, dirigista e carico di odio nei confronti del libero mercato quant’altri mai. Giulio Tremonti è l’allegoria dell’alleanza fra la Lega e Berlusconi e ha presieduto alla dismissione per via tassatoria della libera impresa in Lombardia (sì, non solo da noi, ma qui aveva un certo ruolo, tradizione e per alcuni secoli ha creato un bel po’ di ricchezza). Al settore privato, al tanto vituperato “mercato”, un ruolo marginale e “residuale”, non glielo hanno certo cucito addosso Togliatti e i suoi eredi, ma i loro oppositori, prima la Dc e poi la Lega berluschina. Nata per porre al centro del dibattito politico la “questione settentrionale”, la Lega si stanziava stabilmente a Roma e in quella città, non esattamente amata dai suoi elettori, riponeva tutti i propri sogni e le proprie fortune. Anche ora che ha in mano “solo” i vertici delle regioni produttive, continua a voler giocare sul tavolo della politica nazionale. E non potrebbe essere altrimenti: dopo un quarto di secolo di Lega quello straccio di autonomia costituzionale in più è frutto solo di una mossa azzardata fatta dai post-comunisti nel 2001 a fine legislatura. Il fatto che il partitino oggi di Maroni cerchi ancora di accreditarsi come cane da guardia dei dané del Nord suscita ormai tuttalpiù qualche sorrisetto nelle alte sfere della burocrazia romana.

Perché nomino Berlusconi e non il PdL? Ovvio, perché sono di formazione realista e conviene parlare di ciò che esiste, non di una classe politica senza volto, garantita solo dal tycoon di Arcore. Saranno sempre gli storici del futuro a chiarire il senso della sua avventura politica non propriamente gradita ai magistrati dellaRepubblica. Da quel famoso e quasi preventivo avvertimento di Borrelli: “Chi ha scheletri nell’armadio non entri in politica” venti anni della nostra storia si sono consumati in uno scontro nel quale ogni smodata passione del Cavaliere (danaro, sesso, calcio) passata o presente acquisiva rilevanza penale. Per due decenni il Paese si è scontrato su due proposizioni parimenti vere: “I giudici lo perseguitano”, “certo, perché ne ha fatte più di Bertoldo”. Ghedini e Travaglio hanno paradossalmente ragione tutti e due, chi ha torto è un Paese che non riesce a uscire dall’ossessione nei confronti di un quasi ottuagenario. Mai una figura nella storia ha catalizzato tanta attenzione interessata. E il perché è ovvio: i suoi difendendolo ottengono prebende, legittimazione politica ed economica e gli avversari … lo stesso. Mentre la Lombardia (ma non solo) usciva dal novero delle aree in grado di fornire un futuro decente e prospero ai propri figli assistevamo a dibattiti pubblici e privati sulle elezioni (anche con la erre) del padrone di Mediaset.

Ma siccome di B&B tante cose si posson dire, ma non che non siano lombardi, molti hanno coltivato l’illusione di un raggruppamento “vicino” ai “nostri” problemi. Nel corso dell’alleanza e per restare a questo secolo sono scomparsi dalla nostra regione circa 500 miliardi di euro, un quarto del debito pubblico totale. Si tratta del più grande scandalo politico della storia? No. È l’ordinaria amministrazione di un Paese chiamato Italia, che dato che è già per due terzi fallito sta erodendo la ricchezza e trascinando nell’abisso anche le aree produttive. Le popolazioni di queste zone non sono innocenti, ma “colpevoli di illusione”. Hanno creduto per quattro decenni ai democristiani, per i successivi due a Lega-PdL e ora pare stiano tornando in massa alla casa del magnate di Arcore. Insomma, la loro fiducia è stata riposta in una forma mistica e post-moderna di Alì Babà e i quaranta ladroni e l’inconsistenza dell’alternativa non è una scusante. Se gli schiavi fiscali stringono contratti che liberano le mani ai loro padroni ad ogni elezione la servitù può essere chiamata a tutti gli effetti volontaria.

 

Questo articolo è uscito su “L’Intraprendente” il 7 maggio 2013.

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