Salvini bocciato: “Su Miglio sbaglia tutto”

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(Questo articolo di Camilla Dotti è uscito in data 3 luglio 2018 su “La Provincia di Como”)

«Miglio ci vede realizzare i frutti di una vita di studi, lavoro, impegno e sacrificio» dichiara Matteo Salvini al popolo della Lega, la nuova Lega, riunita domenica a Pontida. Gianfranco Miglio si rivolterebbe nella tomba, rispondono alcuni di coloro che al professore erano molto legati e hanno dedicato studi e ricerche al suo pensiero.

È il caso, ad esempio, di uno dei suoi allievi Marco Bassani, docente di Storia delle dottrine politiche alla Statale di Milano. Bassani, tra l’altro, è stato proprio uno dei relatori al convegno promosso dalla Cattolica lo scorso gennaio, in occasione dei cento anni della nascita di Miglio (1918-2001).

«Miglio aveva già abbandonato la Lega di Bossi nel 1994, perché aveva compreso gli elementi di tatticismo che la caratterizzavano. Figurarsi cosa avrebbe pensato di questa Lega nazionalista italiana» sottolinea il professor Bassani.

«Il nazionalismo tricolore non lo interessava per niente, anzi lo riteneva causa di grandissime sciagure per le popolazioni italiche. Per Miglio esistevano gli italiani, ma non l’Italia. Per questo occorreva una riforma autenticamente federale, cosa di cui Salvini non ha mai parlato. E non saprei proprio quali potrebbero essere i punti di contatto, la magica intersezione con la Lega di oggi. Oltre venti anni fa – prosegue – Miglio riteneva la Lega «il peggior strumento per la migliore battaglia». Oggi non capirebbe neanche bene la battaglia della Lega. Francamente, un partito bolscevico avrebbe lo stesso titolo per richiamarsi all’eredità di Miglio, di un partito nazionalista tricolore».

Dello stesso pensiero Paolo Bernardini, docente di Storia moderna al dipartimento di Diritto, Economia e Cultura dell’Insubria. «Salvini non poteva tradire in modo peggiore il progetto della costituzione federale sostenuta da Miglio che non avrebbe avuto alcun interesse ad escludere i migranti, a censire i Rom. Miglio parlava di una repubblica federata, sosteneva, per responsabilizzare il Sud, il distacco dal baratro in cui versava e versa sempre più, la Sicilia. La sua idea, per salvare gli italiani, passava solo da una repubblica federale».

Inizia con un “Mamma mia” infine il commento di Carlo Lottieri, filosofo liberale classico, esperto di economia, docente di Filosofia del diritto a Lugano e Dottrina dello Stato a Siena. È tra i fondatori dell’Istituto Bruno Leoni, di cui è direttore del dipartimento di Teoria Politica. «La Lega è totalmente cambiata rispetto a quella conosciuta da Miglio. C’è una distanza immensa». Una distanza che i militanti non sembrano percepire. «In fase di successo, prosegue Lottieri, i militanti non tengono in grande conto questo fatto. Salvini ha preso alcuni aspetti già centrali all’epoca di Bossi e si è focalizzato su quelli. Anche Bossi aveva abbandonato il tema del Nord e quello del federalismo. Salvini, quindi, tradisce Miglio restando fedele a Bossi ed è un suo allievo fedele, anche nell’opportunismo politico».

Ciò che più stupisce Lottieri è il ricordo dei morti della Prima Guerra Mondiale fatto dal presidente siciliano Nello Musumeci, chiamato anche lui sul palco di Pontida. «Fu una storia orribile, con 700mila morti, non può essere usata per il nazionalismo. Fondare una nazione sui sacrari dei morti è una follia.

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