“Un’idea elvetica di libertà”. Recensione di Léon Bertoletti

Svizzera civile

Elvetizzare l’Europa? Parte da questa domanda il nuovo libro di Carlo Lottieri, «Un’idea elvetica di libertà». E a molti potrà apparire curioso, insolito, decisamente strano che un filosofo liberale si spinga a cercare, a trovare, a indicare nel modello svizzero la soluzione alle mille grane, alle rogne, alle disavventure europee.

Oltre lo stupore iniziale, però, l’idea è fondata e ben argomentata. Guardando, soprattutto, le macerie del sogno. Il Vecchio Continente arteriosclerotico, stanco, demotivato, disorientato, triste ripetitore di se stesso e dei suoi riti, in deficit democratico, governato da istituzioni senza comunità, vittima della sua stessa burocrazia, dei suoi cavilli, della regolazione farraginosa. La «disunione» europea fatta di bassezze e ripicche paesane, giudicata dai suoi stessi componenti sempre meno abile a tutelare i propri cittadini, i propri confini, i propri interessi.

Al paesaggio delle rovine e dei crolli, alla fase drammatica e ai dispettucci, all’assenza di una grande visione d’insieme, Lottieri (che insegna Filosofia politica all’università di Siena e Filosofia delle scienze sociali alla facoltà di Teologia di Lugano) contrappone il panorama della Svizzera. Mostra un’architettura di democrazia diretta, con strutture governative snelle, capace di mediare gli interessi, garantire l’armonia sociale anche nell’apertura all’altro e al diverso, sostenere un federalismo che sembra teologia.

Per uscire dall’impasse, per rifondare il carattere e l’identità dell’Europa, risulta dunque utile e opportuno studiare, comprendere la Confederazione e il suo motore, gli ingranaggi, i meccanismi. «Nel suo insieme è più piccola della Lombardia ed è divisa in 26 cantoni, che ancora godono di un’ampia libertà d’azione. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, l’Europa avrebbe dovuto superare gli Stati nazionali grazie a una rinascita delle città e delle regioni, e non già inseguendo il miraggio di un Super-Stato», scrive l’autore.

La riforma e il cambiamento richiedono, naturalmente, concezioni forti, ambizioni, capacità, audacia. Secondo l’autore del saggio, «l’Europa si rinnoverà se facendo propria la lezione di uno studioso come Jean Baechler riconoscerà che essa è l’unica area culturalmente coerente che non abbia mai conosciuto una vera unificazione politica. In questo senso, credo che la Svizzera sia il luogo in cui l’Europa ha meglio preservato la propria specificità e, insieme a ciò, il gusto per le differenze e per l’autogoverno. Ora è necessario che si riescano a difendere le quattro libertà del movimento del trattato di Roma e che, al tempo stesso, si abbia la forza di abbandonare la prospettiva di un’Europa unita politicamente».

 

Questo articolo è uscito sul “Corriere del Ticino”in data 20 marzo 2017.

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