Senza ricchi e capitali, niente posti di lavoro

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Flavio Briatore potrà piacere oppure no, ma il putiferio che è stato sollevato sulla sua affermazione rilasciata all’Huffington Post, dove ha detto che i poveri non hanno mai creato lavoro, non ha molte ragioni di essere: per una serie di ragioni. Innanzitutto è chiaro che ogni attività imprenditoriale, per poter realizzarsi, ha bisogno di capitale. Gli investimenti nascono dal risparmio (ossia, dalla preferenza a differire nel tempo l’utilizzo di una risorsa, ad essere oculati nelle spese, ad accumulare). Una delle funzioni cruciali della moneta è proprio questa: funziona da riserva di valore, che è un altro modo per dire che essa permette che qualcuno diventi ricco. Senza risorse non vi è la possibilità di costituire e gestire mezzi di produzione e, di conseguenza, valorizzare la fatica umana. È anzi ben noto che se la stessa persona, emigrando da un’area all’altra, può guadagnare assai di più questo dipende in primo luogo dalla possibilità di applicare le proprie qualità e il proprio tempo a strutture produttive di migliore qualità: più costose e più efficienti.

Perché allora la frase dell’imprenditore piemontese ha suscitato tanto scandalo? Il motivo sta nel fatto che siamo tutti pervasi, per una serie di nefaste influenze variamente catto-comuniste, da un ingiustificato rifiuto della ricchezza, del capitalismo, delle logiche imprenditoriali. È ovvio che nessuno, e certamente non Briatore, pensa che chi non ha risorse non possa mai disporne, e chi oggi è povero non possa domani diventare ricco. Se i quarti di nobiltà si trasmettono di padre in figlio, al contrario la ricchezza è mobile: oggi è mia e domani può essere tua. Sebbene non sempre sia facile, specie in una società rigida e burocratica come la nostra, è infatti vero che dove c’è un’economia di mercato esiste la possibilità di ascendere, farsi da sé, costruire attività e accumulare risorse. Per giunta, il sistema finanziario dovrebbe essere lì proprio a tal fine: a far sì che chi ha capitali e non ha idee consegni soldi a chi ha idee e non ha capitali. Per giunta, i più noti straricchi che dominano la scena contemporanea, specie in un settore come quello dell’informatica, sono tycoon di prima generazione. Hanno creato un gran numero di posti di lavori anche se nati poveri, ma hanno potuto farlo perché sono diventati ricchi. E facendo i soldi hanno anche un poco migliorato il mondo.

 

Questo articolo è uscito su “il Giornale” in data 11 marzo 2017.

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